Come e perché

Limbo
Questa è la direzione

Recentemente ho visto a teatro una versione teatrale del romanzo di Ray Bradbury Fahrenheit 451, e mi è rimasto in testa un pensiero...

Come probabilmente sapete, Fahrenheit 451, insieme a "1984" di Orwell e a "Il Mondo Nuovo" di Huxley, è un romanzo di fantascienza che prefigura una distopìa, in cui la società e gli individui vengono tenuti in una condizione di stagnante stabilità da una deliberata e pervasiva manipolazione delle coscienze attraverso un totale controllo dell'informazione disponibile.

La condizione paradossale prefigurata in questi racconti è che se l'informazione (giornali, televisione, radio, web, ...) in cui sei immerso è sufficientemente alterata, non riesci a pensare di poter stare meglio o di poter fare qualcosa di diverso, perché non sei in grado di concepire pensieri "nuovi", diversi dal pensiero unico collettivo.
Per quanto le situazioni narrate siano paradossali ed estreme, questi romanzi danno comunque molto da riflettere su come e quanto le nostre scelte e i nostri pensieri siano realmente "nostri". Sicuramente sono delle letture consigliate per formarsi una coscienza critica.

Ma non è questo il pensiero di cui vorrei parlare oggi...
Nella piéce teatrale, ricorreva alcune volte una frase, detta dapprima da Clarisse a Montag, riferendosi a quei pazzi cospiratori in contrasto con la maggioranza che bruciava i libri. Diceva più o meno così:

"... A un certo punto smetti di chiederti il come e cominci a chiederti il perché delle cose..."

Ci pensavo poco fa, mentre mettevo insieme gli appunti e le idee per una pagina che pubblicherò a breve qui.
Ogni volta mi scervello per cercare di rendere le più brevi possibili le mie pagine, sempre senza successo.

Per essere più pratico e più incisivo, vorrei scrivere pagine più brevi e concise, e poi alla fine mi ritrovo con pagine più lunghe di quanto pensavo inizialmente. Le rileggo, cerco di ridurre e sintetizzare, in parte ci riesco, ma ogni volta trovo che ci sono tante cose che proprio non mi sento di togliere, mi sembra che se le togliessi impoverirei troppo l'argomento.

Me ne potrei uscire giustificandomi in modo banale: "... è solo che sei pignolo!"
In parte è vero (nessuna difficoltà ad ammetterlo!), ma penso che ci sia anche qualcosa di diverso, collegato alla frase citata prima, e alla mia concezione di conoscenza, così come me l'hanno data diverse esperienze, e senza dubbi come me l'ha data la mia università.

Conoscere non è solo il saper come fare per..., che sarebbe povero, fine a sé stesso e poco produttivo (almeno, secondo me), ma è soprattutto sapere il perché delle cose.
Il come porta con sé inevitabilmente un'elevata quantità di nozioni isolate da apprendere separatamente, apparentemente scollegate e fini e sé stesse. Alla fine impari (meccanicamente) tante cose diverse che si somigliano tutte. Ma le conosci veramente?
Il perché in sé porta invece spiegazioni, connessioni, riferimenti, motivazioni, ostacoli e possibilità, e questo fa sì che un perché che abbiamo trovato oggi possa darci orientamenti o suggerimenti per tanti e tanti altri "perché", e che ci possa permettere di gestire tante e tante situazioni fatte di altrettanti "come".

Ecco perché non riesco a sintetizzare più di tanto le mie pagine: non rinunciare ai perché delle cose e non rinunciare ai collegamenti tra i perché e le tante cose che ci sono.
Parlando di argomenti tecnici come quelli trattati qui, c'è già tanta gente che ti dice come fare tante cose. Io preferisco provare a dire perché fare le cose in quel modo, nei limiti di quel che capisco e conosco, naturalmente!

Non mi piace e non mi dà soddisfazione ripetere procedure senza sapere perché seguire proprio quelle procedure, non mi piace usare oggetti o strumenti senza sapere come funzionano e perché funzionano in quel modo. Mi fa sentire uno stupido!
Ci sono già fin troppi che ti dicono come fare in questo modo, che ti danno patenti europee di scimmia addestrata, o che scrivono libri "For Dummies" (per tontoloni), pagine e pagine di carta piena di procedure ma senza uno straccio di spiegazione!!!

A me non piace parlare con gente tontolona, né con scimmie patentate, per cui in queste pagine, per quel che posso, darò e dirò il perché delle cose, perché lo so che sei abbastanza intelligente da pensare ragionare e capire come vanno le cose...
... e ti rendi conto che qualcosa sta andando storto quando vedi attorno a te gente che brucia libri dicendo che è per il tuo bene...

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commenti

ritratto di Vito

Il perchè

È vero, Gerlando, anch'io cerco spesso il perchè delle cose. Non mi va di eseguire un'operazione, di dire una parola, di affermare una cosa senza ben sapere perché si fa così, perché avviene quella conseguenza, eccetera. Anche perché sono inserito in un mondo che agisce così, che non si interroga, in cui la maggior parte delle persone non chiede, non sa e continua a non sapere, vive nella beata ignoranza, e se ne "bea". E non mi piace questo andazzo.
Forse ciò dipende anche dal fatto che, da alcuni anni, siamo bombardati da nozioni, notizie, sollecitazioni, interrogativi, proposte, suggerimenti, opzioni. E allora, per difendercene, chiudiamo le porte di accesso, e la nostra mente riposa, infischiandosene della cultura e dell'accrescimento delle nostre conoscenze.
Un esempio: la pentola a pressione. Molte massaie la usano, ne ottengono risultati positivi, il cibo cuoce meglio e più in fretta; ma poche, o pochi, si domandano perchè ciò avvenga.
A Natale l'ho chiesto, a tavola, ai miei parenti: nessuno lo sapeva....ma stavamo mangiando della carne tenera, cotta proprio con quel sistema.
Forse il nostro cervello è stanco? Forse siamo desiderosi di pace interiore, di serena ignoranza, per stare più tranaquilli, e affrontare le battaglie della vita con più nonchalance?

Un'ultima considerazione, nata da un fatto recentissimo, che riguarda la religione. Magdi Allam si è battezzato, la notte precedente la Pasqua, per mano del Pontefice, e subito dopo si è cresimato ed ha ricevuto la Comunione. Forse nessun giornalista ha risposto ad una muta domanda di qualche fedele, che è praticante e conosce sommariamente queste cose: ma Allam non doveva, come tutti, confessarsi prima di ricevere l'Eucarestia? Non ci si puo' accostare a questo sacramento se si è in peccato, e sicuramente Allam, dopo una vita lontano dalla Chiesa cattolica (anche se simpatizzante) e senza ovviamente essersi mai confessato, non sarà certo stato in stato di grazia. E non avrebbe potuto comunicarsi. Strano accadimento, che nessuno ha spiegato. Pochi si sono chiesti il perché, e pochissimi sapevano la sorprendente risposta. Magdi, ricevendo il Battesimo, ha avuto, secondo la Chiesa Cattolica, perdonati tutti i suoi peccati, anche gravi, assieme a quello originale. Certo, si è dovuto prima intimamente pentire di tali peccati, ma non è stato necessario, per questa volta, che si confessasse. Il Battesimo riversava, ancora secondo la teoria della Chiesa, su ci lui un grazia così grande, che tutti i peccati venivano eliminati.
Ecco un perché che non è stato chiarito, per la superficialità del mondo in cui viviamo.
Moltissimi non sapevano, e hanno continuato a non sapere (forse anche tu, che non credo sia religioso...).
Scusa se c'è qualche errore di battitura, e spero che il mio testo ti abbia coinvolto.

Vito

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