Una dimostrazione di come alcuni accorgimenti possano aiutare la messa a fuoco del nostro strumento.
Si punti una stella.
Prima riga: lasciando libera l'apertura dello strumento, si ottiene la messa a fuoco regolando la manopola fino a quando l'immagine della stella non sia la più piccola e la più nitida possibile. Normalmente non è facile trovare il fuoco in questo modo.
Seconda riga: antepongo all'obiettivo una maschera di cartone con 3 fori simmetrici (maschera di Hartmann). In questo modo, l'immagine assume un aspetto trilobato fino a quando non trovo il fuoco. Questo è un metodo molto efficiente. Ovviamente, prima di ogni ripresa rimuovo la maschera.
Terza riga: se antepongo all'obiettivo una coppia di strisce opache e parallele (ad esempio due strisce di nastro adesivo di carta), trovo il fuoco quando la coppia di "baffi" luminosi che si formano vanno a coincidere in un unico baffo. Questa tecnica è più precisa della precedente, ma richiede una stella di luminosità adeguata. Di nuovo, ottenuta la messa a fuoco dovremmo rimuovere le strisce di nastro.
Tutte le immagini (tranne quelle della colonna più a sinistra, riprese con una normale digicam) sono riprese con una webcam Philips SPC 900 NC applicata al fuoco diretto di un Celestron C8. Le impostazioni sono quasi identiche per ogni immagine, solo l'elaborazione è differente per far risaltare gli aspetti peculiari delle varie procedure. Elaborazione con Registax in GNU/linux sotto wine e con Gimp.
Per approfondire:
http://gerlos.altervista.org/messa-fuoco-nelle-riprese-astronomiche
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